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La Chiesa Parrocchiale di San Giovanni Battista

La Chiesa Parrocchiale di San Giovanni Battista


Nel cuore del paese, sul fianco della collina, sorge la . Essa è di origine medievale, ma agli inizi del XIX secolo fu a più riprese completamente trasformata. Esternamente si presenta con una maestosa facciata neoclassica del 1810 in mattoni a vista disegnata dall'architetto torinese Giuseppe Talucchi.
Internamente la chiesa è a tre navate. Al termine della navata centrale si può ammirare il magnifico altar maggiore disegnato da Filippo Juvarra nel 1732 per il convento torinese di S. Maria Maddalena. Con la soppressione napoleonica degli ordini religiosi esso fu smontato e ricostruito in questa chiesa nel 1805. Al centro dell'altare si trova un quadro del 1829 del padre Diego da Chieri nel quale è raffigurata la Sacra Famiglia con S. Giovanni Battista (titolare della parrocchia) e S. Bernardino da Siena (patrono del paese). Nella navata laterale sinistra si trova l'altare della Madonna del Rosario mentre in quella di destra c'è l'altare di S. Carlo, sotto cui sono conservate le reliquie di S. Cecilio Martire.
La chiesa è visitabile all'interno solo la domenica, durante l'orario delle funzioni religiose.

Approfondimenti:

La chiesa parrocchiale di San Giovanni Battista progettata da Giuseppe Talucchi, 1810
La chiesa parrocchiale di Moncucco costituisce la prima opera di una certa importanza realizzata da Talucchi; il nome dell'architetto è ricordato nell'iscrizione posta nella prima metopa del fregio sul lato destro: Arch. Josepho Talucchi Taurin.
Non sono stati ritrovati documenti che descrivano le motivazioni della commissione del progetto, che sono forse da ricercarsi nelle parentele del progettista che godevano di una certa influenza in ambiente ecclesiastico. Risulta comunque che, come nei casi successivi l'intervento di Talucchi interessi un edificio già esistente molto più antico, che doveva essere riparato e ampliato a causa delle cattive condizioni e della sopravvenuta inadeguatezza della capienza.

L'antica parrocchiale è ricordata da un disegno settecentesco dell'architetto Giuseppe Maria Molino, che proponeva la riedificazione della stessa in altro luogo: si trattava di un edificio gotico. a tre navate divise da colonne quadrilobate che sostenevano archi a sesto acuto. Le cattive condizioni della chiesa erano causate dalla sua posizione, addossata alle vecchie mura del castello, con due lati controterra.
A partire dal 1798, anno della sua nomina a parroco di Moncucco, il teologo Francesco Cottino si adoperò con grande determinazione per il restauro e la riedificazione della vecchia parrocchiale. I suoi sforzi, che si protrassero per diversi anni, sono ricordati in una cronaca manoscritta di cui egli stesso è l'autore.

I lavori di riedificazione iniziarono nel 1800 con la nuova sacrestia e il collegamento con la casa parrocchiale, quindi proseguirono intorno al pulpito e nel presbiterio; terminati questi interventi, ne1 1804 si presentò un problema che ebbe come conseguenza un'importante innovazione al complesso della chiesa: la mancanza dell'altar maggiore e dei fondi per costruirne uno nuovo.
L'assiduo interessamento del parroco giunse a ottenere, dietro il pagamento delle sole spese vive, l'altare della chiesa di Santa Maria Maddalena delle Monache Convertite di Torino, chiesa e convento soppressi in seguito all'editto napoleonico e destinati alla demolizione. Nell'altare trasportato a Moncucco si può individuare con sicurezza quello ideato da Juvarra per la chiesa di Santa Maria Maddalena, il cui progetto è conservato nella raccolta della Biblioteca Nazionale di Torino. Il trasporto e il montaggio dell'altare vennero completati solo nel 1806, e nel 1809 venne celebrata nella parrocchiale una funzione dall'arcivescovo di Torino.

Al di là dell'importante ritrovamento, queste vicende ci interessano per constatare che in quello stesso anno, quando Talucchi mise mano all'ingrandimento della chiesa la parte presbiteriale con la cupola innestata su pennacchi e l'impianto a tre navate erano già esistenti. Gli interventi di Talucchi sono probabilmente consistiti nel rendere omogenea la vecchia navata, raccordandola con il suo prolungamento (la cui realizzazione è auspicata sia dall'arcivescovo sia da Cottino) e la nuova facciata.
È probabile quindi, per quanto riguarda l'interno, che egli abbia incamiciato le colonne della vecchia chiesa trasformandole in piedritti che sostengono archi, ridotti a tutto sesto, sui quali è impostata la volta a botte, anch'essa abbassata, coerentemente con il principio che gli archi non debbano essere sostenuti da colonne.
L'ipotesi comporta quindi un'operazione ispirata da uno spirito di compromesso tra l'impianto esistente, estremamente stratificato, e i princìpi dettati dalla cultura architettonica del progetti sta. Egli si trovò infatti di fronte all'impianto della navata - di impronta gotica - da prolungare, e a un presbiterio strutturato in maniera che doveva risultargli difficilmente accettabile, con in più il ricchissimo altare di Juvarra.
Come in altri casi visti, cronologicamente posteriori, anche a Moncucco il suo intervento è raffinato, privo di pregiudizi e per certi versi attento alla conservazione della preesistenza; sicuramente tale intervento era stato pesantemente condizionato dai problemi economici che si leggono lungo tutta la cronaca di Cottino, ma lascia intuire quello che sarà l'atteggiamento impiegato nelle successive opere di completamento di edifici provenienti da ambiti culturalmente e storicamente diversi.

Di maggiore libertà egli aveva goduto per la facciata che risolse in maniera interessante, applicando un modello coerente con la propria cultura architettonica. nonostante le pesanti limitazioni dettate dalla carenza di denaro. Essa infatti è trattata in forma di arco di trionfo di ordine dorico. posizionato su un alto basamento; nell'intercolumnio centrale, sensibilmente più largo, si trova il portale di ingresso sormontato da un'ampia finestra a lunetta, segnata da una profonda cornice che costituisce il fornice centrale. [...]
La mancanza di fondi per la ricostruzione della chiesa risulta evidente dai materiali utilizzati: l'intera facciata, comprese le semicolonne, è in mattoni, e solo le metope, nel cui campo si trova l'iscrizione dell'anno di edificazione (1810) sono intonacate. Da parte dell'architetto, il modello prescelto - riferito al citato apporto teorico - sembra qui l'unico adatto a conferire un aspetto di dignità alla parrocchiale, compatibilmente con l'assoluta scarsità di fondi della "fabbriceria", che risulta evidente nella cronaca di Cottino.

Tratto da Elena Dellapaina, Giuseppe Talucchi architetto. La cultura del classicismo civile negli Stati Sardi restaurati, Torino, Celid, 1999, pp. 116-118.