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Il campanile

Il campanile


A Moncucco una stranezza che viene dal passato: il campanile è senza chiesa e la chiesa è senza campanile

Osservando il centro storico di Moncucco è facile notare una caratteristica particolare: il campanile non è attaccato o vicino alla chiesa, ma si trova relativamente lontano, a circa 100 metri di distanza dalla parrocchiale di San Giovanni Battista, chiuso fra le case nella parte vecchia del paese. Questa strana situazione ebbe origine nel 1740, quando gli amministratori di Moncucco acquistarono il sito su cui sorge l'attuale torre campanaria. Annesso alla antica parrocchiale esisteva un campanile che si innalzava nello spazio attualmente compreso fra l'altare e la sacrestia, ma "minacciava rovina" e per evitare crolli in parte era già stato demolito e si rendeva necessario costruirne uno nuovo. Si scelse quindi un sito dal quale il campanile sarebbe stato più visibile (e udibile) anche dalle campagne circostanti. L'attuale campanile sorse quindi isolato fra le abitazioni civili, là dove ancora oggi lo si può vedere. Il progetto fu redatto dall'ingegnere torinese Carlo Antonio Busso e la torre fu poi eretta nel 1750. Se il campanile era fatto, restava però il problema della chiesa di San Giovanni: era umida ed angusta, con una struttura muraria che risaliva al medioevo. La chiesa antica si presentava "piccola per quel popolo a segno che ne' giorni festivi, ed eziando piovosi, buona parte delle persone accorrenti alle funzioni e d'inverno e d'estate stavano esposte alla pioggia, al freddo, ed a cocenti raggj del sole respettivamente, ed oltre a ciò è molto oscura, ed in istato indecente".

Non tardò quindi molto il tempo in cui i moncucchesi sentirono la necessità di edificare una nuova parrocchiale. Nel 1765 l'architetto astigiano Giovanni Maria Molino fu incaricato di valutare l'opportunità di rimodernare l'antica chiesa, o costruirne una nuova. Egli propose varie soluzioni progettuali fra cui quella di costruire una nuova chiesa vicino al nuovo campanile. Non fu però possibile dare realizzazione ad alcun progetto perché la somma stanziata a tale scopo fu alla fine impiegata per realizzare un nuovo cimitero. Nel 1781 il parroco di Moncucco scriveva infatti preoccupato all'Arcivescovo di Torino per comunicargli il cattivo stato in cui si trovava il cimitero posto intorno alla parrocchiale. "Essendo - scriveva il prevosto di Moncucco - chiuso solo con una siepe morta e posto sul pendio è per più volte occorso l'inconveniente di ritrovare, massime in occasione di lunghe piogge temporalesche, l'ossame de' cadaveri ivi sepolti in longo della strada inferiore (l'attuale via Roma, ndr)".

Il desiderio di avere una nuova chiesa si faceva sempre più vivo, fino al punto che nel 1797 gli amministratori comunali pensarono che, dopo la morte dell'ormai vecchio parroco don Giuseppe Belmond, si sarebbe potuto sospendere per 10 anni la nomina di un successore "riducendo ad economia la prebenda parrocchiale, convertire li redditi di essa, prelevate le spese necessarie per mantenimento del preposto alla reggenza della Parrocchia, in fondo per la costruzione di detta chiesa".

L'idea - assurda - di lasciare vacante la parrocchia per risparmiare i redditi di sostentamento del parroco non si concretizzò, forse per le difficoltà che una tale proposta non poteva non trovare sul suo cammino. Nel frattempo il Belmond morì e nel 1798 con concorso fu nominato prevosto il teologo buttiglierese Francesco Cottino, sacerdote zelante ed attivissimo.

Abbandonata l'idea di costruire un nuovo edificio sacro, già nell'anno 1800 il nuovo parroco diede inizio ad alcuni lavori di ammodernamento che proseguirono anche negli anni successivi. Nel giugno 1809 si recò a Moncucco Mons. Giacinto Della Torre, Arcivescovo di Torino, che nel corso della sua predica esortò il popolo "a far prolungare la chiesa troppo angusta avuto riguardo alla popolazione". Accolto l'invito di Mons. Della Torre i moncucchesi subito si diedero da fare per realizzare il loro antico desiderio di avere una chiesa ampia e decorosa. I lavori di ampliamento, prolungando in avanti la chiesa, ebbero inizio con una funzione solenne domenica 3 settembre 1809. La parte progettuale della facciata fu affidata all'architetto torinese Giuseppe Talucchi.

Il 19 novembre dell'anno successivo - il 1810 - la chiesa era ormai terminata ed in tal giorno il teol. Cottino cantò messa "in ringraziamento a Dio che in tutto il corso dei lavori fattisi in quest'anno d'ogni sorte, egli ci ha sempre protetti, e difesi da disgrazie, essendo sempre andati esenti da sinistri accidenti". A ricordo di questo ampliamento tanto atteso e desiderato, che di fatto restituì ai moncucchesi una chiesa nuova, nelle metope della facciata fu fatta un'iscrizione ancor'oggi visibile in cui si ricorda fra l'altro che quell'anno 1810 fu anno pluviae, cioè anno sempre piovoso. All'interno si rendevano ancora necessari alcuni lavori (intonaci, ecc.), ma la carestia del 1811, dovuta agli scarsi raccolti dell'anno precedente, fecero fermare i lavori che vennero però completati negli anni successivi. A coronamento di tutto questo nel gennaio 1816 nella nuova chiesa furono dettati gli esercizi spirituali da tre dotti predicatori: i parroci di Airasca, Gassino e Collegno. "Dopo le tante spese per ristabilire la chiesa - scrisse il parroco di Moncucco in quell'occasione - io dovea far questa per il bene della Chiesa Spirituale, e per il bene d'ogni individuo d'essa a me affidato".

Ecco quindi spiegati, fra le pieghe della passata storia moncucchese, i perché di un campanile senza chiesa e di una chiesa senza campanile.

Gianpaolo Fassino