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La notorietà turistica di Castelnuovo, prima di San Giovanni Bosco, è stata storicamente legata alla fonte Bardella.

Come ricorda Giovanna Peira nella sua Tesi di laurea in farmacia, fu il medico Cafasso che, nel 1823, per primo certificò le virtù dell’acqua solforosa minerale-alcalina della fonte che studiò in collaborazione con il collega torinese Cantù, professore di chimica all’Università di Torino. Negli anni seguenti molti torinesi vennero a “passare le acque” a Castelnuovo. Nel 1850 aprì l’albergo Fonte Solforosa in prossimità della sorgente e in paese erano attivi gli alberghi dell’Orso e Ciocca, quest’ultimo in via Monferrato (oggi piazza Dante) con stallaggio.

L’acqua Bardella entrò nella farmacopea degli Stati Sardi e iniziò un servizio bisettimanale di diligenza a cavallo curato dal signor Rainero, conosciuto come Baros, con recapito all’albergo “Cappel d’oro” oggi scomparso. Il servizio restò attivo fino al 1909 quando fu sostituito dalla corriera Castelnuovo-Chieri, che era a sua volta collegata a Torino, attraverso il valico del Pino.

Nel 1932 l’acqua della Fonte Bardella fu imbottigliata e distribuita in alcune rivendite torinesi con l’etichetta: “Acqua solforosa di Castelnuovo Don Bosco”.

Negli anni ’50 del XX secolo si ricordano anche le polemiche con Agliano relative alla ripartizione dei contributi provinciali per il turismo termale. Dei fasti di allora è rimasta l’osteria della Fonte, aperta ancora oggi.

Nel 1990 l’Asl di Asti, dopo ripetute analisi batteriologiche, sancì la non potabilità dell’acqua della Fonte Bardella, ponendo così la parola fine sul turismo termale in zona.




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